Non si è fatta aspettare molto la risposta, ricca di spiegazioni tecniche, alla “bio stazione alpha” scoperta per caso dall'”astrofisico della poltrona” D. Martines, il cui video è già diventato viral su youtube. Attraverso il canale Foxnews alcuni scienziati americani, tra cui il geologo planetario Alfred McEwen, criticano la teoria del giovane, secondo la quale quell’ammasso di pixel bianchi sarebbe una stazione spaziale abitata o abbandonata da non si sa chi senza fornire lo straccio di una prova.

Secondo il ricercatore quell’oggetto bianco sarebbe un’artefatto, una striscia lineare causata dall’interferenza di un raggio cosmico col sensore della camera montata sul satellite. Del resto non si tratta di una novità o di un evento impossibile.

La Terra è protetta dai raggi cosmici del Sole e delle altre stelle grazie alla magnetosfera. Ma le immagini provenienti dai satelliti che operano fuori dalla magnetosfera sono spesso afflitte dallo stesso problema, siano esse ottiche o all’infrarosso.
McEwen aggiunge inoltre:

I raggi cosmici che passano attraverso il sensore di immagine depositano una enorme quantità di carica elettrica nei pixel che vengono penetrati. Se la particella passa attraverso un angolo più basso rispetto al piano della telecamera è in grado di colpire diversi pixel lungo il suo percorso. Il risultato è una striscia bianca nell’immagine stessa.

Quando poi l’immagine viene convertita in formato JPEG attraverso il software di compressione la striscia bianca viene “pixelata” a tal punto da assumere delle forme più “arrotondate” simili appunto a dei cilindri.
Non è chiaro se le immagini siano state scattate dalla sonda Vicking, perchè Google utilizza varie immagini di vari satelliti per generare le mappe del suo software senza tenere conto della sorgente originale. Se si potesse disporre dei file raw sarebbe più facile identificare queste anomalie visive ed evitare che astrofisici improvvisati diffondano notizie completamente false.
Insomma, se per caso ci fosse qualcuno a cui questa spiegazione non andasse giù, ricordo che il signor McEwen ha a disposizione un potente telescopio che attualmente orbita intorno a Marte (High Resolution Imaging Science Experiment) ee è direttore del Planetary Imaging Research Laboratory presso l’università dell’Arizona. Forse in questo campo è leggermente più competente dell’ingenuo Martines, che sperava di dimostrare attraverso un popolare programma di esplorazione ed uno zoom molto scadente la presenza di attività umana o aliena sul suolo Marziano.
Le coordinate esatte dell’artefatto sono persino sbagliate. L’esplosione di pixel si trova esattamente a 71°49’19.95″N 29°33’7.22″O. Complimenti a tutti i media ed in particolar modo all’amatissimo e precisissimoTGCom
🙂

  • Aggiornamento:
  • Mi sono dimenticato di scrivere 2 cose che possono far riflettere sulla veridicità delle affermazioni diMartines senza dover interpellare gli esperti.

  • La fotografia anomala appare solo su GoogleMars:
  • Infatti nelle altre fotografie alle stesse coordinate non si vede nessuna “base”.

  • Attorno alla presunta base ci sono luoghi spettacolari di importante interesse scientifico:
  • Le fotografie ad alta risoluzione sono proprio ad opera del telescopio HRISE, e vicinissime alla base come il cratere Perepelkin a 52.49°N 295.40°E o il terreno a ridosso dell’artefatto (40.97°N 12.07°E) fotografato dall’MRO. Cydonia vi dice qualcosa? Si trova sempre nella zona. Non credo che nella mole di fotografie scattate in quella zona non ci sia finita pure la famosa struttura senza che qualcuno se ne accorgesse.

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    1. struttura misteriosa su Marte ITALY Netscape Navigator 9 giugno 2011